Balletto russo

All’inizio del 1900 il balletto russo uscì dai suoi confini e si infiltrò a Parigi. Era diventato una forza propria ed era distintamente russo, pur essendo ancora abbracciato dalla società parigina. Nel 1903 Ivan Clustine, un ballerino e coreografo russo che aveva iniziato la sua carriera al Teatro Bolshoi, fu nominato Maître de ballet all’Opera di Parigi. L’assunzione di Clustine promosse una frenesia di domande sulla sua nazionalità e sul suo programma coreografico: “La sua assunzione fu ritenuta un tentativo diretto dell’Opéra di imitare la compagnia russa; anche lui lo pensava, sostenendo, non senza sconforto, che l’ispirazione veniva troppo spesso dal nord: “Una rivoluzione! Un metodo che si applica spesso nel paese degli zar”. Clustine, pur riconoscendo con orgoglio la sua nazionalità, non nutriva nessuna delle intenzioni rivoluzionarie che alcuni ritenevano una conseguenza inevitabile dell’essere russo.”

I parigini, pur negando l’adozione della troupe russa all’indietro, avevano una distinta influenza russa nel loro teatro. “Nonostante le proteste di Clustine, diverse caratteristiche dei balletti dell’Opéra successivi al 1909, insieme alle sue convenzioni istituzionali e alla sua politica ballettistica, sembravano tradire un’influenza russa.” Lo stigma della brutalità e della forza russa era applicato anche a Parigi. Mentre il loro stile non solo veniva accettato a Parigi, ma anche implementato nei teatri parigini, i Ballets Russes erano ancora considerati pericolosi, anche nel teatro dell’arte dello spettacolo. “I Ballets Russes, alla base, divennero una metafora dell’invasione, una forza eterna che poteva fagocitare e controllare, poteva penetrare la membrana della società francese, la cultura e persino l’arte stessa”. L’accoglimento del balletto russo nella società parigina divenne un punto di contesa e il nazionalismo francese si scontrò con la determinazione russa. Sotto il titolo di “politica culturale” sorsero domande sull’intenzione russa nei teatri parigini, tra cui “la delimitazione dei confini, la conservazione dell’identità e la natura degli impegni relazionali.”

La Russia era incapace di portare semplicemente la cultura russa in Occidente, ma creava una paranoia di intenzioni ovunque andasse. All’inizio, la relazione tra Russia e Francia attraverso le arti era una testimonianza delle loro alleanze politiche. “I critici francesi riconoscevano un patrimonio coreografico condiviso: Il balletto francese era emigrato in Russia nel XIX secolo, per poi ritornare, decenni dopo, sotto le spoglie dei Ballets Russes. La compagnia, quindi, ormeggiata in una storia che intrecciava le due nazioni, non solo contribuì a un programma culturale di scambio. I Ballets Russes erano una testimonianza della cooperazione, della buona volontà e del sostegno franco-russo; rappresentavano ‘un nouveau resserrement de l’alliance’ (un ulteriore rafforzamento dell’alleanza)”. Tuttavia, la relazione ha preso una piega negativa quando è emersa la duplicità nell’alleanza. Mentre la Russia continuava a prendere in prestito denaro dalle banche francesi, “i russi non erano più interessati a sostenere la cultura francese e la politica coloniale”. Questa doppiezza ha alimentato la paranoia e la mancanza di fiducia che vediamo nella relazione riguardante le arti. La stampa parigina parlava dei Ballets Russes in termini di “enchantement”, “bouleversement” e “fantaisie”. Ma invocavano anche metafore di invasione, descrivendo la presenza parigina della compagnia in termini di ‘assaut’ (assalto) e ‘conquete’ (conquista)”. La duplice relazione può essere vista in questa espressione sia di estasi che di contesa. Un giornalista francese, Maurice Lefevre, ha invitato i suoi colleghi parigini a vedere la realtà dell’invasione russa come se fosse un’infestazione: “Dobbiamo fare un esame di coscienza e chiedere se i nostri ospiti non stanno per diventare i nostri padroni”. Implicare che la Russia stava per impadronirsi della Francia attraverso le arti dello spettacolo sembra essere irrazionale, ma le prove suggerirebbero che i timori erano reali tra quelli di Parigi.

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